Monitoraggio delle spiagge con i droni? Non facile.

Premessa la gratitudine ed il massimo rispetto per i tanti operatori di droni impegnati in queste settimane in iniziative di “ricerca aerea di assembramenti”, sono stato (e rimango) scettico sulla reale utilità operativa di queste attività, soprattutto ove condotte in aree urbane desertificate dal lockdown.


Mi domando… sono forse stati fatti volare alcuni droni pensando più all’eco mediatico dell’iniziativa, che all’ utilità sul campo? Sono risultati utili, ove impiegati per individuare individui in mezzo ad un parchetto, o in una piazza vuota? Io una mia idea me la sono fatta.

Di certo però hanno rappresentato un elemento di deterrenza. E se anche una sola persona ha limitato il rischio di contagio grazie al ronzio di un drone, il bilancio è più che positivo.


Viceversa, ritengo che l’utilità dei droni in azioni di monitoraggio potrà essere centrale la prossima estate, ENAC permettendo. 


Se (il condizionale è d’obbligo) le spiagge si popoleranno, pur nel rispetto delle distanze interpersonali, il rischio di assembramenti sarà reale, e superiore a quello di centri urbani vuoti, su cui si è volato in queste settimane.  


Il tema delle spiagge è quanto mai discusso: Governo e Regioni stanno studiando strategie utili a gestire un auspicato flusso di vacanzieri nelle località balneari, ipotizzando corridoi in ingresso e in uscita dalle aree di balneazione, oltre che rigidi protocolli per bar e ristoranti. 


Ma i vacanzieri si muoveranno sugli arenili, questo è certo: intravedranno amici, forse prenderanno un gelato dall’ambulante di turno, magari giocheranno a racchettoni. E abbasseranno il livello di guardia che sembra dovremo (tutti) mantenere elevato, per un bel pò.
Qui i droni potrebbero essere veramente utili, se autorizzati a volare sull’acqua. Aiutando a localizzare assembramenti, ribadendo (tramite speaker) ai bagnanti l’importanza  del rispetto delle distanze interpersonali, e ricordando, con la loro presenza, che c’è chi vigila sul rispetto delle norme.

Facile a dirsi, difficile a farsi? Purtroppo, si. 

Nei mesi estivi vige un divieto di sorvolo sulle spiagge, che si estende ai cento metri d’acqua antistanti la battigia e ai cento metri dietro l’arenile. Servirebbe un regolamento ad hoc.

E poi c’è il sorvolo dei bagnanti (quelli in acqua, per intenderci): uno scenario molto complesso in termini di safety, per qualsiasi drone non inoffensivo. E quindi per qualsiasi drone con speaker.

In Italia ci sono oltre 8000 km di spiagge.

La soluzione? La stiamo cercando.

Benvengano suggerimenti!