Fotogrammetria aerea e Ortofoto: cos’è, come si ottiene e a cosa serve

In un articolo precedente abbiamo visto cos’è e a cosa serve la fotogrammetria con drone. Tecnica oggi diffusa, apprezzata e ricercata perché molto funzionale ed efficace per ottenere diversi elaborati tecnici, utilissimi in diversi settori applicativi. Con la fotogrammetria aerea abbiamo quindi visto che si possono ottenere delle molteplici restituzioni finali, tra cui, Mesh, rilievi volumetrici, nuvole di punti ed ortofoto. Con questo articolo vogliamo quindi approfondire meglio il concetto di ortofoto, o ortografia, capire i campi di applicazione e come si ottengono le migliori foto aeree con i droni. Indubbiamente, vista l’argomento particolarmente tecnico e sofisticato, non è possibile improvvisarsi nel lavoro. L’ortografia richiede studio, precisione e determinate conoscenze di guida che permettano un volo ad hoc con i droni per le riprese aeree. Non basta quindi possedere semplicemente un SARP e scattare qualche foto dall’alto. Infatti un’ortofoto non è una semplice foto dall’alto.

 

Ortofoto: che cos’è

Per quanto possa sembrare strano, un’ortofoto non è una semplice foto dall’alta. Infatti è meglio definirla come una serie di foto dall’alto. In altre parole non è sufficiente far volare molto alto un drone e scattare una fotografia con la camera puntata verso il terreno, per fare un’ortofotografia.

Infatti un’ortofoto è una foto che ha le proprietà di costituire una proiezione ortografica.

Fotogrammetria aerea

L’ortofoto, chiamata anche ortomosaico, o ortofotomosaico, è uno degli output 2D ottenibili a seguito di fotogrammetria aerea con SARP. Si tratta di una composizione, piuttosto complessa, di fotogrammi. Una composizione che è, successivamente, geometricamente corretta, attraverso un processo che prende il nome do ortorettifica. Non solo. Oltre ad essere corretta è georeferenziata, in modo tale che la scala di rappresentazione diventi uniforme in ogni sua parte. Al termine di questo processo all’ortofoto è possibile attribuire lo stesso valore di una vera e propria carta geografica.

Detto questo è facile capire l’estrema convenienza ad ottenere questo elaborato tramite la fotogrammetria aerea con drone. I droni infatti svolgono un lavoro estremamente rapido e preciso, riescono a raggiungere zone impervie e scattare foto a luoghi difficilmente (o non) raggiungibili dall’uomo, o da un elicottero. Sono economici per i committenti e sicuri per gli operatori. Insomma, tanti vantaggi racchiusi in un unico strumento.

Fotogrammetria aerea: ottenere una “foto misurabile”

Un’ortofoto può essere con presa nadirale (orientata cioè in verticale dall’alto verso il terreno), per ottenere così una resa planimetrica, oppure può essere anche una composizione ortorettificate di fotogrammi frontali e laterali. Con questo vogliamo riferirci, ad esempio, al rilievo fotogrammetrico di pareti montuose, oppure al rilievo frontale o laterale di prospetti architettonici.

In pratica si tratta di un output 2D ottenuto dall’elaborazione fotogrammetrica, utilizzabile per misurare distanze reali. Questo vuol dire che un’ortofoto è, a tutti gli effetti, una foto misurabile, cioè una mappa fotografica. Per ottenerla è necessario prima pianificare un volo di drone  con camera orientata ortogonalmente rispetto al soggetto, cioè con un angolo di inclinazione pari a 90°. Una volta ottenute questa serie di foto devono essere elaborate con specifici software, adatti all’elaborazione fotogrammetrica. Sono proprio questi software che si occupano dell’elaborazione, trasformazione e rettifica delle immagine, per trasformarle in ortofoto.

Fotogrammetria aerea

In una vista ortografica ogni parte verticale sparisce ed è come se ogni oggetto fosse osservato dalla sua sommità. Quindi, per fare un’ortofoto, è necessario scattare molte immagini sequenziali dell’area da riprodurre, cercando di mantenere un’alta sovrapposizione tra due fotogrammi vicini. Sono i software che provvederanno in seguito a correggere tutti gli eventuali errori dovuto alla posizione del punto di ripresa, all’inclinazione della macchina fotografica  e ai vari dislivelli dell’area rilevata.

Cosa si può fare con un’ortofoto

Il primo grande vantaggio di un’orotofoto è che può essere misurata. Programmi come CAD o GIS, riescono ad usare le misurazioni di un’ortofoto, come se fossero quelle effettive di reali planimetrie.

Inoltre le ortofoto sono molto utili per valutare l’eventuale evoluzione nel tempo dei cambiamenti che incidono su una determinata area rilevata

  • valutare l’eventuale peggioramento di una frana
  • capire l’effettiva mutazione vegetazionale di un’area rurale
  • pianificare l’urbanistica di una città
  • studiare l’erosione dei litoranei
  • elaborare l’evoluzione della linea di riva
  • essere di supporto all’agricoltura per analisi idrauliche e idrologiche

L’impiego e la richiesta di ortofotografie è andata crescendo negli ultimi anni. Poter sfruttare un’ortografia significa riuscire in elaborazioni complesse che fino a qualche tempo fa, non sarebbe state possibili, o possibili solo in lunghissime tempistiche e con un notevole spreco di risorse. Oggi invece questa tecnica è facile, veloce ed accessibile grazie all’impiego dei droni nella fotogrammetria aerea.

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