PAL, NTSC e riprese aeree con droni: individuare il giusto formato di produzione

Riprese aeree con droni, PAL e NTSC: vediamo le caratteristiche che accomunano questi termini e, soprattutto, perché è importante conoscerne le singole peculiarità.

Quando giriamo delle riprese aeree con i droni, grande influenza da non sottovalutare è attribuita alla tipologia di formato che andiamo a registrare, sia per quanto riguarda la modalità di ripresa, sia per quanto riguarda la trasmissione ecc. Ecco perché dobbiamo prestare particolare attenzione alle impostazioni di camera: PAL o NTSC?

  • PAL: maggiormente diffuso in Europa, questo formato si basa su multipli di framerate di 25, quindi avremo la possibilità di girare a 25 o 50 o 100 fps e così via.
  • NTSC: questa modalità nasce invece in America, dove trova grande riscontro e diffusione. Girando in questo formato, i multipli di fps sono di 30, potremmo perciò effettuare le nostre riprese a 30 o 60 o 90 o 120 fps. E attenzione, perché spesso e volentieri i droni non propongono nell’immediato la registrazione in questa misura.

Ma cosa cambia tra questi due formati?

Le differenze di base non sono così abissali, quello che però importa e anche molto, è la finalità del video che stiamo girando con il drone: registrare in PAL o NTSC significa selezionare già una tipologia di trasmissione successiva, sia a livello di emittenti, di canali web, che di clientela, ecc.

Ecco perché raccomandiamo vivamente di informarsi sull’utilizzo del video che andremo a produrre con i droni: solo così potremo decidere quale formato dei due sarà più adatto al nostro caso ed eviteremo spiacevoli limitazioni una volta realizzato.

Monitoraggio delle spiagge con i droni? Non facile.

Premessa la gratitudine ed il massimo rispetto per i tanti operatori di droni impegnati in queste settimane in iniziative di “ricerca aerea di assembramenti”, sono stato (e rimango) scettico sulla reale utilità operativa di queste attività, soprattutto ove condotte in aree urbane desertificate dal lockdown.


Mi domando… sono forse stati fatti volare alcuni droni pensando più all’eco mediatico dell’iniziativa, che all’ utilità sul campo? Sono risultati utili, ove impiegati per individuare individui in mezzo ad un parchetto, o in una piazza vuota? Io una mia idea me la sono fatta.

Di certo però hanno rappresentato un elemento di deterrenza. E se anche una sola persona ha limitato il rischio di contagio grazie al ronzio di un drone, il bilancio è più che positivo.


Viceversa, ritengo che l’utilità dei droni in azioni di monitoraggio potrà essere centrale la prossima estate, ENAC permettendo. 


Se (il condizionale è d’obbligo) le spiagge si popoleranno, pur nel rispetto delle distanze interpersonali, il rischio di assembramenti sarà reale, e superiore a quello di centri urbani vuoti, su cui si è volato in queste settimane.  


Il tema delle spiagge è quanto mai discusso: Governo e Regioni stanno studiando strategie utili a gestire un auspicato flusso di vacanzieri nelle località balneari, ipotizzando corridoi in ingresso e in uscita dalle aree di balneazione, oltre che rigidi protocolli per bar e ristoranti. 


Ma i vacanzieri si muoveranno sugli arenili, questo è certo: intravedranno amici, forse prenderanno un gelato dall’ambulante di turno, magari giocheranno a racchettoni. E abbasseranno il livello di guardia che sembra dovremo (tutti) mantenere elevato, per un bel pò.
Qui i droni potrebbero essere veramente utili, se autorizzati a volare sull’acqua. Aiutando a localizzare assembramenti, ribadendo (tramite speaker) ai bagnanti l’importanza  del rispetto delle distanze interpersonali, e ricordando, con la loro presenza, che c’è chi vigila sul rispetto delle norme.

Facile a dirsi, difficile a farsi? Purtroppo, si. 

Nei mesi estivi vige un divieto di sorvolo sulle spiagge, che si estende ai cento metri d’acqua antistanti la battigia e ai cento metri dietro l’arenile. Servirebbe un regolamento ad hoc.

E poi c’è il sorvolo dei bagnanti (quelli in acqua, per intenderci): uno scenario molto complesso in termini di safety, per qualsiasi drone non inoffensivo. E quindi per qualsiasi drone con speaker.

In Italia ci sono oltre 8000 km di spiagge.

La soluzione? La stiamo cercando.

Benvengano suggerimenti!

FILTRO ND E DRONI

Talvolta abbiamo la sensazione di essere assoggettati ad una serie di proposte commerciali che ci impongono attrezzature inutili, o non di facile comprensione.

Il filtro ND spesso rischia di essere una di queste, lo si evince chiaramente dalla posizione che ricopre all’interno delle nostre valigie di attrezzature, laggiù in fondo, praticamente introvabile.

Questa volta non è così, il filtro per luce diurna, che per alcuni droni viene incluso nella confezione indipendentemente dalle nostre scelte durante l’acquisto, ricopre un’importanza piuttosto reale, serve davvero e spesso viene utilizzato in caso di:
– eccessiva presenza di luce durante le riprese diurne
– riprese in pieno sole
– necessità di utilizzo di diaframmi aperti durante la ripresa
– concomitanza tra apertura del diaframma e imposizione di tempi

Accompagnato alla scelta di un adeguato filtro ND, la cui gradazione si esprime in diaframmi intesi come simulazione di diaframmi chiusi dall’obiettivo, esiste anche la possibilità di scelta di un filtro polarizzatore che, posto di fronte alla lente, è in grado di fornire immagini con contrast diversi dal normale, luci piuttosto interessanti e una definizione di cielo nuvole che ricordano una post produzione accattivante.

Davvero oggetti utili da portare sempre con noi!

Riprese aeree con drone: come farle in sicurezza, e nel rispetto della legge.

In Overfly.me siamo quotidianamente contattati da privati, professionisti ed aziende che, per le più disparate necessità, desiderano impiegare un drone per attività aeree con finalità lavorative.

Dalle foto aeree di un capannone alle riprese di un videoclip musicale, dall’ispezione di un traliccio al rilievo aerofotogrammetrico di un terreno edificabile: tutte attività specializzate (come ENAC impone vengano chiamate) che devono essere svolte secondo determinati criteri, nel rispetto della legge e, sopratutto, in sicurezza.

Oggi vogliamo metterci nei panni di chi, per necessita lavorative, stia pensando di effettuare riprese aeree con drone, e si stia ponendo le più comuni domande sul come procedere.

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Questo articolo è scritto partendo dal presupposto che chiunque utilizzi (o richieda il servizio) di un drone per effettuare riprese aeree abbia 3 obiettivi in mente:

-operare nella massima sicurezza

-rispettare la legge (non fosse altro…onde evitare salatissime sanzioni)

-portare a termine il lavoro prefissato nel più professionale dei modi

Acquistare un drone in un centro commerciale può essere semplice. Farlo pilotare dal “cugino pilota di droni” può sembrare anche divertente e… << tanto, cosa vuoi che succeda..>>.

Se pensate che “soluzioni fai da te” possano farvi risparmiare, considerate questo. Dal punto di vista sanzionatorio e penale, l’utilizzo non autorizzato di un drone viene equiparato a quello di un aeromobile tradizionale.

Un’esagerazione? Secondo noi, si. Ma questa, oggi, è la legge.

E le multe fioccano di conseguenza.

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1) CHI è autorizzato ad effettuare riprese aeree con droni per finalità lavorative?

Quando un drone viene impiegato per finalità non ricreative (cioè, per lavoro), tutte le attività aeree che si andranno a svolgere vengono disciplinate da ENAC, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile.

Spetta infatti ad ENAC regolamentare il “lavoro aereo” di tutti gli aeromobili, che abbiano o meno un pilota a bordo.

Al fine di innalzare il livello di sicurezza nell’impiego dei droni, ENAC ha emanato un regolamento “ad hoc” per l’utilizzo di questi mezzi, che si sviluppa attorno a due “soggetti” principali: il pilota (colui che pilota…) e l’operatore (la società o il soggetto proprietario e responsabile del drone.

Pensate ad una compagnia aerea: il piloti di aereo prestano servizio per le compagnie aeree. Allo stesso modo, i piloti di droni prestano servizio per gli operatori di droni.

Solo piloti debitamente “patentati”, che pilotino per operatori riconosciuti da ENAC, sono autorizzati ad impiegare droni per lo svolgimento di lavoro aereo, e quindi:

– Possedere un drone (e ritenere di saperlo pilotare) è sufficiente per poter fare delle riprese aeree per finalità lavorative? NO.

– Essere un “pilota di droni con patentino” è sufficiente per poter svolgere lavoro aereo? NO.

– “Il mio fotografo ha un drone per riprese aeree: può fare per mio conto riprese aeree nel rispetto della legge?” SOLO SE E’ UN PILOTA PATENTATO, E SE LA SUA SOCIETA’ (O LUI STESSO) RISULTA ELENCATA TRA GLI OPERATORI ENAC RICONOSCIUTI

– “Mio cugino ha un drone, non è un operatore, e si è reso disponibile per effettuare le riprese aeree che mi servono. Se faccio fare le riprese a lui e qualcosa va storto, di chi è la responsabilità? IL COMMITTENTE ED IL PILOTA ABUSIVO SONO PARIMENTI RESPONSABILI.

 

2) DOVE si può volare, e dove è vietato farlo?

“Si può fare riprese aeree con drone in città? Ed in una zona industriale? Posso volare sopra le persone?”

Capire quello che è possibile fare con un drone per riprese aeree, in sicurezza e nel rispetto del regolamento, è (ad un primo stadio) estremamente semplice.

Un mezzo “commerciale”, come quelli frequentemente utilizzati per riprese aeree tramite drone, pesa tipicamente tra 1,5 e 3 kg. Immaginate una bella bottiglia d’acqua, di quelle da 2 litri, solo un pò più spigolosa.. e corredata da 4 affilate lame rotanti.

Ora Immaginate di andare al 5° piano di un palazzo, e di lanciare questa bottiglia spigolosa (con lame rotanti) su persone o cose sottostanti. Le conseguenze, superfluo dirlo, saranno devastanti.

Le leggi che regolamentano l’impiego di droni per riprese aeree pongono la questione sicurezza al primo posto, e conseguentemente vietano:

– il volo su assembramenti di persone. Nessuno (e ribadiamo.. nessuno) è autorizzato a sorvolare piazze gremite, manifestazioni sportive, cortei etc.

– il volo su aree urbane, se non previa specifica autorizzazione (o nell’ipotesi di impiego di mezzi inoffensivi.. ma ne parleremo un’altra volta..)

– il volo nei pressi di aree sensibili (una prigione, ad esempio)

– il volo nei pressi di infrastrutture (cavi dell’alta tensione, stazioni, autostrade etc)

– il volo a meno di 5km dal più vicino aeroporto

In tutti i casi, e se non diversamente e formalmente autorizzati da ENAC, si è tenuti a mantenere una distanza superiore a 150 metri dagli scenari sopra elencati.

 

3) COME si dovrà pianificare l’operazione di volo per riprese aeree tramite drone?

Nel rispetto di quanto sopra descritto, il pilotaggio di un drone per riprese aeree dovrà sempre essere effettuato “a vista”: non dovrà quindi mancare, in nessuna fase del volo, il diretto contatto visivo tra il pilota ed il drone.

 

4) QUANDO è possibile volare per effettuare riprese aeree tramite drone?

Il pilotaggio di un drone deve sempre avvenire di giorno, in ottimali condizioni metereologiche

 

5) MORALE

Effettuare un ripresa aerea tramite drone è un’attività molto tecnica, che impone professionalità e know-how per essere portata a termine.

Affidarsi ad un operatore autorizzato ENAC significa:

– da un lato, essere certi del livello qualitativo del lavoro svolto;

– dall’altro, essere tutelati qualora qualcosa andasse storta (eventualità prevista dalle polizze assicurative che ogni operatore di droni riconosciuto ENAC deve aver attivato).

Noleggiare un drone per riprese aeree (da un operatore professionale, autorizzato ENAC) può costare veramente poco (come avevamo già avuto modo di raccontare nel nostro blog di un pò di tempo fa) e, a conti fatti, conviene sempre!

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